​​​Due anni e mezzo di mediazione. Il finale? Inimmaginabile

Ci sono procedure che non si dimenticano. Non per la durata, non per il numero degli incontri – quindici – ma per come si trasformano.

​Quella che voglio raccontarvi era iniziata come una semplice mediazione per far cessare le molestie su una piccola porzione di terreno che separava due proprietà. Due anni e mezzo dopo, quella stessa vicenda si è conclusa con una soluzione che nessuno avrebbe immaginato: la redistribuzione reciproca di altre proprietà​ tutte collocate intorno al terreno oggetto della domanda di mediazione.

All’inizio la rigidità è stata assoluta. Non mi era mai capitato di dedicare tre incontri senza che si muovesse foglia: ogni istante sembrava quello buono per dire “chiudiamo, andiamo in causa”, eppure ogni volta le parti accettavano di rivedersi.

Nessuno ​che mostrava le proprie carte, nessuno condivideva documenti, nessuno era disposto a cedere un millimetro. Una situazione quasi scontata, ​visto che le parti erano ferme ​sulle stesse posizioni da oltre quindici anni.

Poi, lungo il percorso, è emerso ​un elemento decisivo: ​le parti possedevano diversi terreni e immobili di una azienda agricola originariamente indivisa e che erano stati assegnati anni prima secondo un progetto di divisione giudiziale che aveva​ lasciato tutti insoddisfatti​.​

In altre parole, in mediazione era arrivata la questione della molestia su un terreno che rappresentava solo una piccola parte dell’intero compendio immobiliare. Una valvola di sfogo di un problema molto più ampio, pronto a riesplodere in tribunale. Ma davvero lì avrebbero trovato una soluzione?  

​Affrontando quel tema, le parti hanno iniziato a far emergere ciò che non funzionava. È stato il punto di svolta: la negoziazione si è spostata dalle cause alla ricerca della soluzione, individuata nella redistribuzione ​d​i alcune proprietà, con l’obiettivo di costruire un assetto più funzionale ed equo rispetto a quello fissato dal tribunale, limitando per quanto possibile ulteriori parti in comune.

​Con il supporto di un tecnico sono state elaborate diverse ipotesi, valutate nella loro fattibilità. Passo dopo passo, le parti hanno ridisegnato proprietà e confini, facendo emergere finalmente la loro visione del futuro: si sono scambiate immobili, hanno regolamentato i lavori necessari per separarsi definitivamente e sono arrivate a una nuova configurazione delle rispettive aziende, molto più efficiente. Tutto questo partendo da… un’azione di molestia.

L’ultimo anno è servito a preparare tutti gli aspetti tecnico‑amministrativi in vista dell’accordo notarile.

Conclusione: questa mediazione è stata un mix raro: determinazione, speranza, curiosità, fiducia, tecnica, competenza, collaborazione, pazienza.

Per me è stata la conferma di una verità semplice ma potente: in mediazione tutto è possibile quando mediatore, avvocati, consulenti e parti creano le condizioni per un confronto leale e autentico.

E a volte non bisogna insistere, ma sapersi prendere una pausa, anche quando sembra che nulla si muova.

Perché questo caso parla anche ai professionisti che incrociano la mediazione?

Perché mostra con chiarezza qualcosa anche ai giudici, ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate e Conservatori dei registri immobiliari.

La mediazione non è vincolata all’oggetto iniziale: può ampliarsi dove serve, se le parti trovano un terreno comune.

È una procedura fluida e imprevedibile: fa emergere ciò che non si vede e talvolta non si dice, ma che orienta e condiziona le scelte.

Ed è proprio questo il suo valore più grande: una procedura nata per un conflitto su un terreno è diventata l’occasione per ripensare l’intero contesto aziendale. Un risultato che nessun contenzioso avrebbe mai permesso.

L’ultimo anno è servito a preparare tutti gli aspetti tecnico‑amministrativi in vista dell’accordo notarile. Questa mediazione è stata un mix raro: determinazione, speranza, curiosità, fiducia, tecnica, competenza, collaborazione, pazienza.

 Per me è stata la conferma di una cosa semplice ma potente: in mediazione tutto è possibile quando mediatore, avvocati, consulenti e parti creano le condizioni per un confronto leale e autentico.

E certe volte non bisogna mollare ma invitare a prendere una pausa, anche quando sembra non succedere nulla.

Perché questo caso parla anche ai professionisti che incrociano la mediazione?

Questa esperienza mostra con chiarezza qualcosa che può sfuggire a coloro che non partecipano direttamente alla mediazione, come i giudici, i funzionari delle pubbliche amministrazioni.

La mediazione non è vincolata all’oggetto iniziale: può espandersi dove serve, se le parti trovano un terreno comune.

E questo deriva dal fatto che la mediazione è fluida e imprevedibile: fa emergere ciò che non si vede e a volte non si dice, ma che però, orienta, condiziona.

È questo, in fondo, il valore più grande: una procedura nata per un conflitto su un terreno è diventata l’occasione per ripensare all’intero contesto aziendale. E questo nessun contenzioso lo avrebbe permesso.

Articolo di Mario Antonio Stoppa – mediatore